Speciale equipollenza Scienze Motorie - Fisioterapia
Comunicato capdi n° 15 del 22 marzo 2006
Resoconto dei lavori del "tavolo tecnico" su equipollenza Lsm-Fisioterapia
del 20 marzo 2006
a cura di Livia Brienza - vice presidente Capdi
Se la laurea in scienze motorie non rientra nell'ambito sanitario, perche' mai il corso di laurea in scienze motorie e' l'unico non sanitario ad essere collocato, in molti casi, nelle facoltà di medicina? tanto vale chiuderli!
Il Sottosegretario non presente all'audizione, era rappresentato dal suo consulente prof. Bonifazi. Il padrone di casa è sembrato essere il prof. Frati, preside della I facoltà di Medicina della Sapienza Erano inoltre presenti i rappresentanti delle associazioni dei Fisioterapisti, AIFI, FIF, Associazione Massofisioterapisti, il prof. Stocchi (Urbino) e il prof. Figura (IUSM Roma) per le SM (Università) Per le associazioni dei laureati in SM: 2 rappresentanti dell'UNC, Cucco ed io per la Capdi, il prof. Cindolo per la FIEFS, tre studenti dell'associazione PASSI. Inoltre 2 rappresentanti del Ministero della Salute. Solo i rappresentanti dell'AIFI erano accanitamente contro di noi, considerandoci una grave minaccia per la salute pubblica (oggi hanno fatto una manifestazione al motto di "La Fisioterapia non è sport"). I rappresentanti dell'UNC hanno chiesto il rispetto della legge approvata dal Parlamento. Il prof. Frati ha esordito dicendo che non potevamo parlare dell'articolo 1 septies ma degli sbocchi professionali dei laureati in SM, perchè questo era l'odg indicato dal Sottosegretario. I rappresentanti dei Fisioterapisti si sono dichiarati non competenti per tale argomento.
Noi abbiamo fatto presente che:
1) mentre gli insegnanti di educazione fisica, da sempre (dagli anni 30) hanno seguito studi di grado universitario, i fisioterapisti fino a pochi anni fa seguivano un corso professionale dopo la licenza media;
2) esiste il problema dei laureati della classe 76/S
3) lo sbocco professionale per i laureati in SM ci sarebbe ma, in assenza di una regolamentazione i posti sono occupati da personale non qualificato che costa meno e lavora in nero
4) la rieducazione motoria dovrebbe essere fatta da un'équipe di cui possono fare parte medici, fisioterapisti e anche laureati in SM
5) noi abbiamo predisposto, insieme alla conferenza dei Rettori e dei Presidi di SM, una proposta di legge, molto articolata, che avrebbe potuto riordinare tutto il settore delle attività motorie e sportive. Tale disegno di legge, pur avendo trovato la condivisione di maggioranza ed opposizione, si è poi affossata in Parlamento, per le pressioni del CONI e avendo anche parere contrario dell'Antitrust.
6) Fisioterapisti e SM dovrebbero mettere da parte le tendenze corporative e verificare cosa realmente serve per assicurare all'utenza le migliori prestazioni professionali
(Leggi il nostro documento)
Frati (completamente schierato con l'AIFI) si è lanciato in una lunga dissertazione-lezione per spiegare a tutti noi, poveri sprovveduti, che a Fisioterapia c'è il numero programmato, il test ecc.(gli abbiamo fatto rispettosamente notare che noi eravamo informati in merito). Ad una nostra domanda in merito a chi dovrà occuparsi di realizzare l'obiettivo 2.9 del Piano sanitario nazionale (attività motorie come prevenzione) Frati ha risposto che questo obiettivo è di competenza dei laureati in Scienze delle Comunicazione che faranno sapere alla popolazione che fare attività fisica fa bene. Ha inoltre detto che Scienze Motorie non c'entra niente con il settore sanitario e non ne farà mai parte. La legge 27/2006 non sarà mai applicata in quanto tante leggi in Italia non sono applicate. Per quanto riguarda il curriculum delle SM non sembrava molto al corrente, ma comunque ha detto che non importa che gran parte delle discipline facciano parte dell'area biomedica in quanto i fisioterapisti fanno 1500 ore all'anno di tirocinio (!!!???) evidentemente confondendosi a proposito delle1500 ore che corrispondono a 60 crediti formativi (tutto compreso, esami, tirocinio, studio individuale ecc). I rappresentanti del Ministero della salute hanno detto che la salute non c'entra niente con la sanità e alla domanda di spiegare la differenza (visto che il Ministero si chiama della salute) non hanno saputo rispondere. E' emerso che dal tavolo di universitari che alcuni mesi addietro ha ridefinito i profili professionali (Tavolo della salute, cui partecipavano rappresentanti di Medicina, professioni sanitarie e SM) è uscita la proposta di una nuova professione sanitaria (tecnico delle SM) ma poi non è stato accettato dalla lobby dei medici e dei Fisioterapisti e dalla commissione sanità. Gli studenti hanno fatto osservare che nel biennio specialistico 76/S ci sono gli stessi esami della laurea triennale in fisioterapia. I rappresentanti universitari di SM hanno timidamente detto che se i laureati in SM non possono fare rieducazione e riabilitazione potrebbero fare prevenzione, perchè l'evidenza scientifica dimostra che le attività motorie sono preventive e terapeutiche per molte patologie. Abbiamo ricordato che nel profilo professionale dei fisioterapisti c'è anche la prevenzione nell'area della motricità. I fisioterapisti (AIFI) hanno detto infatti che anche la prevenzione e la psicomotoria è di loro competenza aggiungendo che se un laureato in SM svolge attività motorie preventive commette un reato penale. In conclusione: Ci chiediamo perché il corso di laurea in SM è l'unico non sanitario ad essere collocato, in molti casi, nelle facoltà di Medicina, visto che, per affermazione di Frati, non ha nulla a che vedere con l'area sanitaria. Dobbiamo ritenere che i laureati della classe 76/S siano oggetto di una truffa dato che non possono occuparsi di attività motorie preventive ed adattate? Alla luce di tutto ciò i corsi di laurea in SM dovrebbero essere chiusi, visto che di sport non possono occuparsi (spetta al CONI) di fitness neanche (spetta a tutti), di attività motorie preventive e adattate neppure (spetta ai Fisioterapisti) di attività per anziani e disabili manco a parlarne (spetta alle professioni sanitarie degli educatori professionali e dei terapisti occupazionali). A questo proposito sottolineiamo che gli educatori professionali, con un curriculum di studi all'80% pedagogico, sono professionisti della sanità. Comunque la legge c'è e questo Governo non farà nulla perché non può fare nulla. (non ci sono i tempi per un Decreto). Il tavolo è defunto prima di nascere. Il problema vero sono i poteri forti (CONI e Medicina). Questo era già ben chiaro quando è stato istituito il corso di laurea in SM. Infatti nel Decreto Legislativo 8 maggio 1998, n. 178 "Trasformazione degli Istituti superiori di educazione fisica e istituzione di facoltà e di corsi di laurea e di diploma in scienze motorie, a norma dell'articolo 17, comma 115, della legge 15 maggio 1997, n. 127, sfiorando il ridicolo, è stato scritto che non abilita alle professioni sanitarie (art 2 comma 7: il diploma di laurea in scienze motorie non abilita all'esercizio delle attività professionali sanitarie di competenza dei laureati in medicina e chirurgia e di quelle di cui ai profili professionali disciplinati ai sensi dell'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e integrazioni); per caso nella laurea in ingegneria c'è scritto che non abilita alla professione di avvocato? Normalmente di un corso di studi si dice a cosa dà accesso; in nessun caso di un corso di studi si specificano le professioni che non sono inerenti. In sede di approvazione della Legge 15 maggio 1997, n. 127 è stato invece approvato un odg che, ritenendo la previsione dell'istituzione di un indirizzo tecnico sportivo lesiva dell'autonomia tecnica delle federazioni sportive nazionali del CONI, impegnava il Governo a salvaguardare le attribuzioni del CONI per la formazione dei quadri tecnici e sportivi dell'organizzazione sportiva. Queste preclusioni purtroppo sono ancora ben vive. Ma noi non ci scoraggiamo e continueremo a lottare. Pensiamo di istituire noi un tavolo tecnico per definire la proposta da fare al nuovo Governo e abbiamo bisogno anche del vostro impegno. Inoltre proporremo alle altre associazioni di categoria di dare vita ad un coordinamento permanente.
Documento CAPDI presentato al tavolo tecnico
Livia Brienza
Vice presidente capdi
v.presidente@capdi.it
Speciale equipollenza
