Confederazione delle associazioni provinciali dei diplomati ISEF e dei laureati in scienze motorie

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----Antonella Sbragi: riappropriarci del nostro sapere

sbragiLa CAPDI e «mobile» hanno pubblicato il poster con gli Obiettivi specifici di apprendimento (OSA) di educazione fisica. Come giudica il risultato?
Ottimo perché è il risultato di un gruppo di lavoro e dare vita ad un gruppo significa armonizzare obiettivi di parti diverse e confrontare esperienze differenti a volte distanti, ma qui avvicinate dalla grande passione che contradistingue sempre la maggior parte degli insegnanti di educazione fisica. 

Cosa offre il poster agli insegnanti di educazione fisica?
Il poster ha dato voce all'insieme delle ricerche didattiche, metodologiche che ognuno di noi ha elaborato e fatto proprie nel corso degli anni di lavoro a scuola, con i ragazzi, in palestra. Può essere un punto di riferimento per individuare il proprio percorso didattico, trarre spunti, apportare idee.

Quale è stato il contributo del «Gruppo di Prato» − a cui ha aderito anche lei − all'elaborazione degli OSA di educazione fisica?
Prato, per me, è stata un’esperienza bellissima. Io sono di Genova, la nostra associazione Agile, aderente alla CAPDI, è nata da pochi anni, precisamente nel momento in cui si è sentita forte l’esigenza di contrastare una politica che poteva mettere a rischio il valore dell’educazione fisica nel percorso formativo. Quindi l’intento di Prato non è stato il raggruppare semplicemente individui ma il condividere, e mettere a disposizione ognuno le proprie competenze e capacità con l’obiettivo di accogliere ma anche di discutere e  integrare  gli OSA in maniera costruttiva e non distruttiva. Insomma un riappropriarci del nostro sapere.

Nel suo prossimo numero la rivista «mobile» pubblicherà le applicazioni pratiche dell'OSA relativo all'espressività corporea. Lei si è occupata delle proposte didattiche per la scuola secondaria di 1° e di 2° grado. Sulla base di quali criteri ha scelto le proposte di attività?
Nel mondo dello sport e di conseguenza, per tradizione, nell’insegnamento dell’educazione fisica spesso prevale lo studio biomeccanico e quantitativo del movimento. Le attività espressive sono un mondo diverso da quello a cui siamo abituati: tutto da esplorare. Ritengo sia importante che negli OSA si sia posto l’accento sull’espressione corporea, ma ancora meglio sarebbe parlare di attività espressive per non tralasciare l’ambito del teatro, della musica, del ritmo, insomma tutte quelle esperienze di movimento e creatività che danno spazio all’immaginazione consentono momenti di socializzazione e sono alla base dello sviluppo completo della personalità. Ricombinando e riorganizzando elementi appartenenti ad ambiti differenti, si possono offrire momenti di collaborazione e raccordo con le diverse aree disciplinari.
La strada che percorro è la stessa che da anni molti insegnanti seguono, la mia passa attraverso le attività espressive: una possibilità per arricchire il processo di insegnamento-apprendimento. L’espressione più sensibile ed integrale del pensiero passa attraverso il corpo ed il movimento. Il carattere personale è impresso e si esprime nel movimento stesso è importante imparare ad osservarlo e viverlo per riconoscerne le caratteristiche, le modalità di comunicazione con gli altri e l’ambiente circostante  per la formazione di allievi versatili, creativi, autentici.

Antonella Sbragi
Insegnante di educazione fisica presso il Liceo linguistico internazionale Grazia Deledda
Insegnante di ritmica presso il Corso di laurea in Scienze Motorie, Facoltà di Medicina, Genova

Leggi l'intervista con Giuseppe Ghillani
Leggi l'intervista con Vincenzo Morellina
Leggi l'intervista con Giuliana Pento
Leggi l'intervista con Lucia Innocente
Leggi l'intervista a Bruno Mantovani
Leggi l'intervista a Vincenzo Di Cecco
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