Confederazione delle associazioni provinciali dei diplomati ISEF e dei laureati in scienze motorie

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Bruno Mantovani: «Il poster mostra gli OSA nel loro insieme»

 bruno mantovaniBruno Mantovani: «Il poster mostra gli OSA nel loro insieme»

 Ad alcune settimane dalla sua pubblicazione, il poster con gli Obiettivi specifici di apprendimento sta suscitando vasti apprezzamenti. Abbiamo raccolto l'opinione in proposito di Bruno Mantovani, che ha partecipato alla stesura del poster e degli articoli pubblicati nella rivista «mobile».

 La CAPDI e «mobile» hanno pubblicato il poster con gli Obiettivi specifici di apprendimento (OSA) di educazione fisica. Come giudica il risultato?

Credo che il risultato sia ottimo per due motivi. La CAPDI ha svolto un ruolo di tipo culturale promuovendo un’analisi e una riflessione sugli OSA proposti dal Ministero che tante critiche hanno avuto dagli insegnanti. Ha ottenuto un risultato che migliora nettamente la proposta iniziale e può essere presa in considerazione per cambiare gli OSA come prevede la legge. Posso sintetizzare in: «Lavoriamo per migliorare e non per distruggere!»Il coinvolgimento degli insegnanti ha dimostrato che da essi, per preparazione, per esperienza e perché credono nel loro lavoro, possono emergere proposte che migliorano i risultati che la nostra disciplina può raggiungere con i giovani allievi. La CAPDI è stata l’unica Associazione di categoria ad essere attiva non solo politicamente per il mantenimento delle ore della disciplina ma anche culturalmente per il miglioramento della sua qualità.
Il secondo è che la rivista «mobile» sta fornendo a tutti gli insegnanti dei materiali spendibili realmente sul campo. La serietà e la concretezza di tutti i lavori proposti dalla rivista sono gli elementi che aumentano la sua diffusione fra i colleghi e l’attenzione che essi pongono sui suoi scritti. È la dimostrazione che la componente culturale, pedagogica e didattica trovano in essa un perfetto equilibrio.

Cosa offre il poster agli insegnanti di educazione fisica?

L’idea del poster è stata ottima. È la prima volta che gli obiettivi di una disciplina vengono sviluppati in forma progressiva per tutti i livelli di scuola suddivisi per ambito.Questa scelta permette agli insegnanti di vedere tutti gli OSA nell’insieme e permette di capire che chi opera in un qualsiasi livello si inserisce in un contesto evolutivo e quindi deve tenere presente cosa dovrebbe esserci prima e cosa dovrebbe avvenire dopo.

Nel suo ultimo numero la rivista «mobile» ha iniziato a pubblicare le forme applicative dei singoli OSA. Lei ha partecipato alla stesura di questo primo inserto dedicato all'orientamento spazio-temporale. In base a quali principi ha scelto i contenuti?

Il principio ispiratore è stato l’utilizzo che ne devono fare i colleghi. Le proposte devono stimolarli a capire che conoscenze e abilità sono elementi reali che devono essere vissuti e resi operativi in situazioni reali.
Sul piano didattico devono aiutarli a trovare nuove varianti, a scoprire che lo stesso obiettivo può essere raggiunto con situazioni di lavoro molto diverse e che situazioni che utilizzano materiali molto differenti in realtà possono raggiungere lo stesso obiettivo.
La varietà dei contenuti è una qualità molto importante per ogni insegnante perché rende stimolante ogni lezione, alza il livello della motivazione degli allievi e migliora la loro partecipazione.

Nel suo prossimo numero «mobile» proporrà un inserto dedicato all'OSA del gioco-sport. Cosa si attende da questo inserto? 

È difficile attendersi qualcosa di nuovo alla mia età. Mi piacerebbe che si cominciasse a prendere «seriamente» il gioco perché attraverso di esso abbiamo la vera possibilità di migliorare l’intelligenza dei giovani.
Ho sempre confrontato i risultati scolastici dei miei allievi con i loro risultati sul piano del gioco ed è interessante e stupefacente scoprire quanti collegamenti ci siano e quanto si illuminino le colleghe di lettere quando per caso li vedono giocare in palestra. Scoprono persone diverse e si rendono conto di quanto sarebbe importante vederli più frequentemente in queste situazioni.
È inutile discutere sulla plasticità del cervello e sul pensiero laterale se poi non siamo in grado di sfruttare pienamente nella scuola la valenza del gioco per sviluppare pienamente le loro potenzialità.
Mi piacerebbe che i colleghi di educazione fisica riuscissero a stimolare i colleghi delle altre discipline a scoprire il gioco perché lo utilizzino anche nelle loro lezioni. Ma forse per loro «è ancora poco serio»

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