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Giuliana Pento: «raccontare la motricità»
Ha elaborato gli Obiettivi specifici di apprendimento (OSA) di educazione fisica per la scuola dell'infanzia. Giuliana Pento ha scelto due filoni: quello più espressivo e libero nell’interpretazione ed esecuzione e quello più prassico, legato a percorsi già definiti e da percorrere in sequenza e successione.
La CAPDI e «mobile» hanno pubblicato il poster con gli OSA di educazione fisica. Come giudica il risultato?
Il risultato mi sembra buono, soprattutto per l’impostazione del lavoro e la relativa visualizzazione grafica che permette di cogliere in un insieme unitario, anche se complesso, gli obiettivi, sia nella loro specificità in relazione ai principali elementi a cui afferisce la motricità, sia nell’ottica della continuità con i diversi ordini di scuola.
Cosa offre il poster agli insegnanti di educazione fisica?
Credo possa offrire la possibilità di orientarsi in modo coerente nella progettazione del proprio lavoro, di ritrovare e riconoscersi in un percorso condiviso come anche di poter scegliere una strada personale e diversificata.Interessante è, inoltre, poter trovare conoscenze e abilità declinate in modo chiaro e semplice ma soprattutto adatte, mediamente, ai livelli di sviluppo delle diverse fasce d’età. Infatti, ciò che conta è partire dalle persone che devono apprendere e non dalla disciplina nella sua dimensione astratta.
Nel suo ultimo numero la rivista «mobile» ha iniziato a pubblicare le forme applicative dei singoli OSA. Lei ha partecipato alla stesura di questo primo inserto dedicato all’orientamento spazio-temporale. In base a quali principi ha scelto i contenuti per la scuola dell’infanzia?
I principi che sottendono questo lavoro sono diversi: fra i primi l’adattamento delle proposte ai livelli motori e cognitivi dei bambini, a ciò che realmente dovrebbero essere in grado di fare e di comprendere.Un altro aspetto è stato quello metodologico per il quale ho pensato a delle proposte in forma narrativa, di racconto, attraverso cui i bambini potessero immedesimarsi nelle diverse situazioni; infatti è fondamentale, in questa fascia d’età, partire da immagini per creare e vivere il movimento. Ho considerato, inoltre, diversi aspetti motori per realizzare la dimensione spazio-tempo: quello legato alla consapevolezza del corpo e di come si può muovere nello spazio (v. «Nel profondo mare blu»), quello relativo alle informazioni visive e alla mira (v. «Lancio e seguo»), quello legato all’orientamento e ai concetti topologici, alla velocità di esecuzione e alla reazione rapida (v. «I corvi e il contadino») e infine alla successione del prima e dopo (v. «Formiche laboriose e cicale dispettose»). In altre parole ho scelto due filoni: quello più espressivo e libero nell’interpretazione ed esecuzione e quello più prassico, legato a percorsi già definiti e da percorrere in sequenza e successione.
Nel suo prossimo numero «mobile» proporrà un inserto dedicato all’OSA del gioco-sport. Cosa si attende da questo inserto?Obiettivamente mi incuriosisce vedere, dal punto di vista delle proposte operative, il percorso che fa il «gioco» dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria. È un’evoluzione interessante.
Leggi l'intervista con Lucia Innocente
Leggi l'intervista a Bruno Mantovani
Leggi l'intervista a Vincenzo Di Cecco
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