Confederazione delle associazioni provinciali dei diplomati ISEF e dei laureati in scienze motorie

subglobal1 link | subglobal1 link | subglobal1 link | subglobal1 link | subglobal1 link | subglobal1 link | subglobal1 link
subglobal2 link | subglobal2 link | subglobal2 link | subglobal2 link | subglobal2 link | subglobal2 link | subglobal2 link
subglobal3 link | subglobal3 link | subglobal3 link | subglobal3 link | subglobal3 link | subglobal3 link | subglobal3 link
subglobal4 link | subglobal4 link | subglobal4 link | subglobal4 link | subglobal4 link | subglobal4 link | subglobal4 link
subglobal5 link | subglobal5 link | subglobal5 link | subglobal5 link | subglobal5 link | subglobal5 link | subglobal5 link
subglobal6 link | subglobal6 link | subglobal6 link | subglobal6 link | subglobal6 link | subglobal6 link | subglobal6 link
subglobal7 link | subglobal7 link | subglobal7 link | subglobal7 link | subglobal7 link | subglobal7 link | subglobal7 link
subglobal8 link | subglobal8 link | subglobal8 link | subglobal8 link | subglobal8 link | subglobal8 link | subglobal8 link

CAPDI Documenti

Logo CAPDI
Prefazione

Il movimento fa parte della natura stessa dell'uomo, al punto che da esso dipende il suo stato di salute e di efficienza psico-fisica.

Per millenni l'attività fisica ha rappresentato una necessità: agli inizi della storia per procurarsi il cibo con la caccia e per fuggire dalle situazioni di pericolo; successivamente, quando la sua fonte principale di sostentamento sono diventati i prodotti della terra, per lavorare nei campi.

E' solo a partire dal XIX secolo, con l'avvento della società industriale ed ancor più con quella post-industriale, che si è progressivamente ridotta la necessità di muoversi.

Si è andato infatti via via affermando nel mondo occidentale un modello di sviluppo che, in rapporto a fattori diversi quali la crescente urbanizzazione, con conseguente riduzione degli spazi di movimento, la diffusione di mezzi di trasporto individuali e di massa sempre più rapidi e fruibili, la disponibilità di strumenti di comunicazione altamente efficienti e l'affermazione della tecnologia nell'ambiente di lavoro, ha di fatto favorito l'adozione di uno stile di vita sempre più sedentario, anche per l'ignoranza degli effetti negativi che tale stile di vita avrebbe avuto sul piano della salute.

Ad una società fortemente caratterizzata dalla sedentarietà come quella attuale si è arrivati però anche perché nel frattempo si è andato espandendo in maniera intensa e veloce il numero degli anziani, che oggi sono nel nostro Paese 14 milioni, pari circa ad un quarto della popolazione totale.

L'anziano è infatti soggetto nel quale la sedentarietà è estremamente diffusa, non solo perché egli è il frutto di quel modello sociale, ma anche perché frequentemente grava su di lui il peso di malattia e disabilità. Sarebbe tuttavia un errore non considerare che l'invecchiamento è processo che comporta, nell'uomo come del resto in numerose specie animali, una progressiva riduzione dell'attività fisica come conseguenza dei fenomeni involutivi dei diversi sistemi anatomo-funzionali che partecipano al movimento.

Quali le conseguenze per le nostre società delle dimensioni epidemiche che ha ormai assunto la sedentarietà?

Un forte impatto negativo sulla salute pubblica, dai costi umani ed economici incalcolabili. E ad esserne maggiormente penalizzato è sicuramente l'anziano.

Molto stretti sono infatti i rapporti tra attività fisica e capacità funzionale in età avanzata, così come tra sedentarietà ed aumento di numerose grandi malattie che colpiscono la popolazione anziana, quali quelle cardiovascolari, metaboliche ed osteoarticolari.

Da qui una serie di documenti emanati dalle più importanti organizzazioni sanitarie e scientifiche internazionali, quali l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'American College of Sport Medicine, i Centers for Disease Control ed il Surgeon General statunitensi, contenenti la raccomandazione di adottare uno stile di vita attivo anche per chi è già anziano.

Raccomandazione questa fatta propria dal Piano sanitario del nostro paese 1998-2000 che ha individuato tra gli obiettivi di salute rivolti a questo segmento della popolazione quello di "aumentare la prevalenza di persone che praticano regolarmente attività fisico-sportiva nel tempo libero a non meno del 10% fra gli anziani".

L'obiettivo di questo libro, che tratta nei suoi quattordici capitoli in maniera sistematica il rapporto tra attività fisica ed invecchiamento così come tra attività fisica e malattie, è di contribuire alla diffusione di una nuova cultura che valorizzi l'attività fisica come strumento fondamentale di salute per l'anziano, nella consapevolezza che "l'emergenza anziani" impone l'adozione da parte degli stati di politiche di prevenzione capaci di incidere significativamente su quello che oggi rappresenta per la maggior parte degli individui di età avanzata un destino ineluttabile: vivere gli ultimi anni della loro esistenza in condizioni di malattia e di disabilità.

Destinatari di questo messaggio sono tutte quelle figure professionali alle quali è affidata la responsabilità della salute dell'anziano, medici, generalisti e delle varie discipline specialistiche, diplomati ISEF e futuri laureati in scienze motorie, fisioterapisti e terapisti occupazionali, e tutti coloro che ai diversi livelli istituzionali operano le scelte di politica socio-sanitaria.

Home | Chi siamo | Mappa del sito | Documenti | Contatti |
Copyleft:
2003-2006 CAPDI -Tutti i contenuti possono essere diffusi liberamente citandone la fonte