Lettera aperta al Ministro Moratti
a proposito dell’educazione fisica e della riforma scolastica
Vengo a sapere dai miei colleghi che Lei, Ministro, ritiene utile o più semplicemente
vantaggioso per la scuola italiana dimezzare le ore di educazione fisica
obbligatorie (da 2 a 1 a settimana) e mandare avanti un progetto, che avvalendosi
di ipotetiche attività facoltative e di centri sportivi privati,
dovrebbe incentivare l’aspetto sportivo-agonistico di tale materia.
Mi permetto, Signor Ministro, di esporLe, in base alla mia ventennale esperienza
di insegnante di educazione fisica, un parere in merito.
Tralascio, per questioni di spazio e perché sicuramente molti altri
prima di me La avranno già messa al corrente, della drammatica carenza
di palestre e di spazi sportivi delle nostre scuole, della dolorosa situazione
in cui si trova la nostra gioventù, condannata all’obesità,
allo stress e alla tristezza per mancanza di sana cultura del vivere e
dell’esercizio fisico; però sento il dovere e il desidero
di “svelarLe”, prima di entrare in merito alla sua riforma,
come utilizzo le mie due ore settimanali. Cerco di rendere i miei ragazzi
protagonisti e padroni di se stessi, del proprio corpo e delle proprie
emozioni; attraverso le attività atletiche e sportive mi impegno
ad educarli al rispetto di regole e dell’avversario, ad accettare
la sconfitta e a trarne insegnamento, a vincere le paure fisiche e mentali
proprie di chi si mette in gioco, non parlo di quello sportivo, ma mi riferisco
a quello della vita; mi adopero nell’educarli al sacrificio e alla
rinuncia per raggiungere obiettivi futuri, a gioire dei progressi fatti
e delle conquiste compiute, ad amare la natura, a rispettarla e a viverla;
opero affinché entrino in rapporto (ogni rapporto si istaura con
la conoscenza) con il proprio corpo ed entità caratteriale e psichica,
cerco di far loro amare, con le mie lezioni teoriche, la storia, la fisiologia
e la psicologia; ma soprattutto cerco di far nascere in loro la passione,
e a volte ci riesco anche (!), almeno con Mariano, oggi medico e padre,
che mi scrive: [...] Lei prof mi ha fatto conoscere il significato di passione;
una parola buona, di quelle che ti valorizzano la vita. Così ho
anche compreso, caro professore, il suo inesauribile entusiasmo nel divulgare
l’attività sportiva. Infatti, quando proviamo un’autentica
passione ci rendiamo conto, con sgomento, di quanto poco sia diffuso, apprezzato,
o anche solo conosciuto dagli altri quell’universo che a noi sembra
meraviglioso. E oggi posso affermare che la passione per lo sport, che
lei mi ha trasmesso, mi ha reso la vita degna di essere vissuta, centellinata
e assaporata; mi ha dato uno stato di grazia e allo stesso tempo di lucida
condizione dei miei mezzi, mi ha permesso di affrontare col piede giusto
il cammino nel mondo. Mi ha insegnato che il “buon risultato” si
ottiene nel saper affrontare gli ostacoli e le fatiche, nel lottare e nel
non lasciarsi sconfiggere. Ma lo sport è stato per me soprattutto
uno svago, un divertimento, amicizie e spensieratezza; è stato lui
a farmi assaporare la piacevole sensazione del corpo, della stanchezza,
della gioia e della sconfitta, del coraggio[...]
Ma ora veniamo alla sua riforma e a quello che secondo me produrrà.
Gli alunni, in particolare quelli più deboli socialmente, culturalmente
e caratterialmente, cioè i giovani che hanno difficoltà di
rapportarsi, i pigri per ignoranza e cattiva educazione, gli obesi, gli
anoressici e tutti quelli che hanno un cattivo rapporto con il proprio
corpo; i ragazzi provenienti da famiglie che per motivi culturali o economici
non possono essere incoraggiati all’attività sportiva; i giovani
che abitano nelle borgate e quelli che fanno sacrifici per frequentare
la scuola. Tutti costoro, i più disagiati, deboli e sfortunati,
saranno i primi a pagare le conseguenze della Sua riforma, perché non
potranno o non “vorranno”, per introversione, inconsapevolezza
e problematiche varie, scegliere di fare sport ed esercizio fisico oltre
la Sua ora obbligatoria. La Sua riforma danneggerà però anche
i più fortunati, quelli che praticano una qualche attività sportiva
fuori dalla scuola, perché li priverà o ridurrà di
molto la loro possibilità di svolgere quelle attività tecnicamente
dette psicomotorie ed educative, che hanno marginalmente a che fare con
la pratica sportiva, ma che sono importantissime per la crescita fisica
e mentale, soprattutto nella fase adolescenziale e che sono svolte esclusivamente
a scuola. Inoltre i ragazzi, costretti dalla Sua riforma a “scegliere” di
praticare solo alcuni sport, si orienteranno su quelli popolari come il
calcio e la pallavolo, o a “scegliere” di andare tra pesi e
macchine gonfia muscoli alla mercé di istruttori improvvisati e
senza scrupoli. Per mancanza di conoscenza e di stimoli, la maggior parte
di loro non sceglierà mai e mai conoscerà altre attività altamente
formative ma come l’atletica leggera, la ginnastica artistica, il
trekking o l’arrampicata....
Caro Ministro non voglio pronunciarmi, e faccio finta di ignorare le motivazioni
che L’hanno indotta ad elaborare una così funesta riforma,
ma sono consapevole che L’ha fatto trascurando completamente la realtà scolastica,
il bene degli alunni e di chi nella scuola pubblica ci crede e ci vive
e vi lavora da anni.
A sua disposizione
omissis...Uno studente del
Liceo Classico “U. Foscolo” di Albano Laziale (RM)
