LETTERA APERTA AL GIORNALISTA ANTONIO POLITO
Ritengo profondamento scorretto e indice di una notevole superficialità professionale
il giudizio da lei espresso lunedì 28 febbraio nella trasmissione
radiofonica “Prima Pagina” (Radio Tre), in risposta ad un intervento
di un ascoltatore critico sulla riforma Moratti e sulla riduzione dell’educazione
fisica nella scuola superiore: in sintesi lei ha affermato che è una
materia inutile perché quando andava a scuola serviva solo a divertirsi,
senza alcun costrutto .
Ha usato il servizio pubblico per dare un giudizio completamente negativo
e parodistico sul valore di una disciplina scolastica e di un’intera
categoria di insegnanti adducendo come motivazione la sua esperienza personale
di alunno, peraltro non proprio recentissima.
Assolutizzare senza alcun distinguo la visione di un problema, partendo
dal campione del proprio vissuto di trenta anni prima, non mi sembra un
approccio giornalisticamente corretto: servirebbe una conoscenza un po’ più approfondita
ed aggiornata degli argomenti trattati.
Se l’educazione fisica fosse così inutile mi spiega perché negli
altri paesi europei essa è prevista con un numero di ore pari o spesso
maggiore rispetto al nostro paese?
Come insegnante di educazione fisica che opera nell’Istituto Tecnico
Geometri “Genga “di Pesaro le posso testimoniare che durante
il corso di studi gli alunni che seguo hanno l’opportunità di
acquisire conoscenze e competenze su come affrontare un allenamento corretto
della forza, su come svolgere una adeguata prevenzione dei problemi della
colonna vertebrale, sui principi da seguire nel recupero di un infortunio,
su come adeguare l’intensità e la difficoltà di un esercizio
al livello delle proprie capacità personali; acquisiscono delle abilità nella
preacrobatica e nella giocoleria (roba stupida da circo!), si rivedono in
video per migliorare l’esecuzione di alcuni movimenti, conoscono nuove
discipline sportive (pallamano, badminton, baseball, frisbee, …),
imparano a graduare l’impegno fisiologico in base alle loro pulsazioni
cardiache, effettuano annualmente prove di valutazione per monitorare il
livello delle loro capacità motorie, durante l’attività pratica
acquisiscono informazioni relative all’anatomia, alla biomeccanica,
alla neurofisiologia, all’educazione alimentare, ….
Durante un anno scolastico organizziamo un’attività costante
di gruppo sportivo che prevede due tornei interni di pallavolo, basket e
calcetto, allenamenti e gare di corsa campestre e di atletica leggera per
un totale di circa 1300 presenze. Molti di questi alunni/e non farebbero
attività sportiva perché già scartati o considerati
troppo vecchi da parte delle società sportive (il famoso privato che
per lei risolve ogni problema e che vanta in questa fascia di età percentuali
di abbandono altissime).
A proposito di soluzioni private come surrogato di ogni servizio pubblico
le ricordo che a me capita di leggere quasi settimanalmente di inchieste
giudiziarie e di sequestri di sostanze dopanti a carico di palestre private.
E’ questo il privato che lei propone? E anche senza arrivare a questi
eccessi, peraltro molto diffusi, quali danni psicologici e culturali continua
a creare il mito del tipo supermuscoloso e della ragazza anoressica: non
vengono da un settore privato interessato a specularci sopra e in cui operano
spesso persone senza alcuna preparazione universitaria.
Le poche campagne per stimolare un atteggiamento critico nei confronti
del doping, degli integratori inutili, in favore del fair play sportivo
sono state fatte in ambito scolastico anche con progetti interdisciplinari.
Siccome non sono fondamentalista e qualunquista come lei si è mostrato
in questa occasione non difendo assolutamente l’esistente: riconosco
che si potrebbe migliorare la qualità del servizio offerto ma non
certo riducendo ad un’ora settimanale (considerando i tempi di spostamento
in palestra, di spogliatoio e di organizzazione i 50 minuti di lezione si
ridurebbero a venticinque minuti!) : sarebbe stato più onesto avere
il coraggio di eliminare la disciplina piuttosto che privarla di senso.
Servirebbe invece una formazione universitaria più qualificata e maggiori
interventi di aggiornamento ed anche migliori condizioni di lavoro: nella
scuola pubblica lavoriamo con risorse ridicole (a scuola sono dieci anni
che chiediamo un computer anche vecchio in palestra!), con attrezzature obsolete,
in condizioni igienico-organizzative che ci costringono a volte anche a fare
i bidelli
So che esistono ancora dei colleghi non all’altezza ma credo in percentuali
abbastanza simili a quanto avviene in altre discipline: allora eliminiamo
anche le altre discipline?!
Esistono comunque anche esperienze molto qualificate e significative.
Se pensa di non sapere già tutto mi permetto di consigliarle uno sguardo
su un libro di testo di educazione fisica per la scuola superiore edito dalla
Bruno Mondatori, dal titolo “Tante strade” che nella guida per
l’insegnante riporta numerose esperienze realizzate in tutta Italia
da decine di colleghi, forse un po’ più attuali del suo vissuto
personale.
Dubito che le interessi come notizia ma ieri a Prato si è svolta
una manifestazione nazionale di protesta sulla riduzione delle ore di educazione
fisica, con la presenza di Juri Chechi e Iosepha Idem: due olimpionici che
evidentemente si occupano di cose che non servono a niente....
Cordialmente.
Pesaro 1 Marzo 2005
Roberto Mancini
